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Tra le richieste: contributi in favore dei carcerati e delle loro famiglie
Andria, con lettere minatorie chiedevano fino a 30mila euro di pizzo: 8 arresti, 21 indagati
ANDRIA – Estorsioni per posta, agli imprenditori andriesi, per “aiutare gli amici in carcere”: lettere con richieste di pizzo che andavano dai 500 euro fino ad un massimo di 30mila euro ciascuna. In ogni missiva erano indicate date e modalità dei pagamenti che andavano fatti direttamente ad una persona incaricata che passava a riscuotere. Sono questi alcuni degli elementi emersi nel corso dell’indagine condotta dalla polizia di Andria e della Questura di Bari, e coordinata dal pm Marco D’Agostino della Procura di Trani, che ha portato all’arresto di otto persone (una ricercata). Il sodalizio era composto da 6 andriesi e 2 foggiani. Complessivamente sono 21 gli indagati: dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata ai furti di automezzi e veicoli industriali (rubati soprattutto nelle Marche e in Abruzzo) e tentata estorsione aggravata ai danni di commercianti, imprenditori e attività artigianali. L’inchiesta è stata avviata nel dicembre del 2007 quando alcuni imprenditori andriesi denunciarono alla polizia di aver ricevuto lettere a carattere estorsivo. Poco tempo dopo, nel corso di una perquisizione nell’abitazione di Vincenzo Moschetta che fu arrestato, fu trovata droga ma anche alcuni fogli manoscritti, collegabili alle richieste estorsive recapitate agli imprenditori. Tra gli appunti, infatti, vi era anche un foglio sul quale erano indicati i nomi di 15 aziende di Andria, con il recapito postale, e la posizione della sede di ogni singola azienda interessata dalla richiesta estorsiva. Sul retro erano indicate le date per la riscossione del pizzo. Le indagini, compiute con l’ausilio di intercettazioni, hanno consentito di accertare che il gruppo criminale, capeggiato dal pluripregiudicato Amerigo Elia, aveva realizzato anche numerosi furti, per lo più in Abruzzo e Marche di automezzi che venivano riciclati tramite i fratelli Citrulli di Cerignola, titolari di un’autofficina. A Gallipoli, invece, un imprenditore stanco delle continue richieste estorsive (fatte per saldare un debito della sua società di 180mila euro), ha denunciato tutto ai carabinieri che hanno arrestato quattro persone: tre di loro erano affiliati alla Sacra Corona Unita. L’imprenditore salentino subiva pressioni dal rappresentante di una ditta agroalimentare brindisino. Le indagini hanno consentito di identificare i tre esponenti della ‘Scu’ che hanno, da dicembre scorso, - secondo gli investigatori – spalleggiato con intimidazioni mafiose il rappresentante. I quattro sono stati arrestati con l’accusa di tentativo di estorsione, aggravata dalle modalità mafiose (altro servizio a pag. 20). Paolo Marella
Articolo di del 10/03/2010