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A proposito di petrolio (e altro)
Libera Chiesa in libero Stato? E quando mai? E’ sempre di là da venire la separazione fra le due entità, in nome di una laicità non più solo enunciazione di principio ma reale e soprattutto operativa. Prevale il peggio di ogni confessionalismo, negatore di ogni libero arbitrio e modernità. I Patti Lateranensi (1929) e il Concordato di Craxi (1985) non sono bastati. La laicità è sempre un miraggio, una chimera. Così l’altro è il demonio, non l’avversario, e va combattuto con ogni mezzo, estirpato. Il politico dell’altro schieramento è spacciato per un ayatollah dalla pelle grinzosa e ripugnante. Al di là degli schieramenti, anzi, trasversalmente a questi. Ogni battaglia politica è una crociata. Armiamoci e partite. Ieri Craxi, simbolo di corruzione, Andreotti, contiguo ai padrini a dire della vulgata, oggi Berlusconi, l’incarnazione stessa del male. Tutti portatori di valori negativi, capaci delle peggio cose. Discariche dove gettare il peggio delle cattive coscienza, lavacri del malcostume mezzo gaudio. E domani? Se sino a ieri, all’89, era un paradigma, oggi è un grottesco retaggio del passato che non vuol passare. Ultimo esempio: le trivellazioni al largo delle coste pugliesi in cerca di oro nero. Nessuno sa niente, cadono tutti dalle nubi, per dirla con Checco Zalone. Siamo all’ anarchia istituzionale: non si mandano fra di loro manco una mail, al limite lo “squillino” come usa fra gli adolescenti. Siamo messi male. Non sa nulla la Regione, né i media che titolano “Puglia pattumiera d’Italia”, ma tutti sono uniti nella lotta: vade retro, Satana! Tutti nostalgici della capanna dello zio Tom. Sotto accusa il decisionismo del governo, che ha fatto a meno di tre chili di burocrazia, l’attesa infinita di una “Via”, valutazione di impatto ambientale, l’immancabile irruzione dei Verdi in difesa dell’alga indigena (come se sul pianeta non ce ne fossero rimaste) e ha dato l’autorizzazione magari a viva voce. Il federalismo è ancora giovane, ma così lo Stato centrale lo soffoca nella culla. A parte la procedura, da kamikaze, dov’è la stranezza? Si urla perché l’eventuale petrolio al largo di Monopoli o di Taranto distruggerebbe pesca e turismo. In Basilicata, sebbene si trovi all’interno, nessun turista è scappato e nessun cefalo è infettato. Altrove convive. Questo oscurantismo alla “al lupo! al lupo!” è un sacco out. La questione semmai sarebbe come gestirlo: sarebbero in grado i politici del Sud di sedersi attorno a un tavolo, trattare sulle royalties e non alzarsi finché non hanno spuntato una contropartita apprezzabile? Francesco Greco
Articolo di del 09/02/2010